Che cos’è per me la Monza Resegone

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Che cos’è per me la Monza Resegone?

La Monza Resegone è la “terna”, tre corridori, tre cuori, tre modi di correre, tre amici, tre come il numero perfetto. La Monza Resegone è “emozione pura”.MoRes

Tutto inizia poco dopo le sette di sera quando arrivi all’Arengario e in lontananza vedi il palco della partenza col suo tappeto blu, che aspetta solo i tuoi passi. Arrivi li vicino e la prima cosa è una bella foto con i tuoi due compagni di viaggio, questo è l’inizio.

Poi giri intorno, cerchi il tavolo dove ritirare i pettorali, prendi il foglio, firmo, ti accorgi che uno dei cognomi è sbagliato, chiami l’organizzazione, lo fai correggere e intanto la tensione sale.

Preso il pettorale, vai a prendere il pacco gara e nel frattempo saluti amici di lunga data, amici appena conosciuti con i quali scambi quattro parole e intanto il tempo passa. Ti guardi intorno e vedi gli occhi di chi si affaccia per la prima volta a questa bellissima corsa; forse più che corsa lo chiamerei “viaggio”, si perché di questo si tratta, di un bellissimo viaggio fatto di circa quarantamila passi. Poi vedi gli occhi di chi ne ha già corse cinque, dieci, venti e ti chiedi come mai sono ancora qui? La risposta è semplice, ci sarà qualcosa di magico.

Intanto il tempo passa e allora inizia la lenta preparazione; via a sedersi sul marciapiede e a preparare il pettorale, chi sulla canotta, chi sul pantaloncino, chi con la cinturina, insomma ad ognuno il suo. Con cura ci si infilano i calzini, le scarpe i pantaloncini e via si è pronti. Un antivento ci sta perché dopo tutta la pioggia scesa e le nuvole sempre pronte a fare capolino, l’aria è frizzantina e dato che la partenza per noi è prevista per le dieci e mezza ci sta tutto tenersi al caldo, avremo modo di scaldarci.

Ed ecco arrivare un’altra parte importante se non importantissima della Monza Resegone, la scorta. C’è chi si fa seguire in bici, chi in moto e chi in macchina, in ogni caso la scorta è di grandissimo aiuto, sia come supporto logistico che come supporto morale; sapere di avere qualcuno che è sempre li ad attenderti, a incitarti, a spronarti e ad accompagnarti fino a Rossino è bello e piacevole. Anche nella scorta c’è chi la Monza Resegone l’ha vissuta fin dagli albori, quando ancora si correva in poche centinaia di persone e allora iniziano i racconti, gli aneddoti, quattro risate e nel frattempo arriva il momento della partenza, un saluto, un in bocca al lupo, si consegnano le ultime cose e via, ci si mette in coda per salire sul palco della partenza. Qualche sguardo e saluto con chi ti precede e con chi ti segue ed ecco arrivato il momento, uno due e tre e gli scalini sono saliti. IMG_6229Lo speaker presenta la squadra e il Presidente degli Alpinisti Monzesi ci regala un saluto anche in onore del nome della nostra squadra. Si corre per vincere, si corre per perdere peso, si corre per amore della corsa, si corre per altre tante motivazioni e si corre solo se si è ispirati, io corro per me e perché quando corro ho una riserva speciale che si chiama “Ricky”. Dopo il saluto 3, 2, 1 via, la nostra Monza Resegone ha inizio in mezzo a due bellissime ali di folla che per i primi cinquecento metri ti applaudono, ti incitano e ti infondono quella carica che ti servirà dopo.

Inizia così questo viaggio che passo dopo passo diventa sempre più emozionante. Si esce da Monza e si va verso Villasanta, le mani dei bimbi sono altri gel che ti ricaricano lungo il percorso, poi Arcore dove la piccola Giulia attende Fabio il suo super papà corridore, alla terza edizione consecutiva, con un bellissimo cartello ad incitarlo e qui altra energia che arriva e intanto i chilometri passano e la salita anche.

Poi arrivi ad Osnago nel pieno della notte bianca e altra energia arriva dai bimbi che ti incitano e le persone che applaudono. Esci da Osnago e ti trovi immerso in un viale di tigli che ti inonda i polmoni di un profumo inebriante e qui altra energia e intanto i chilometri passano.

Passato Cernusco Lombardore, Merate finalmente si arriva al ristoro, un bisogno fisiologico e la discesa fino a Calolzio dove ci aspetta il cambio e l’inizio del viaggio vero e proprio.

La forza del numero tre sta proprio nella terna, in quei momenti dove ad un certo punto uno degli interruttori mi si spegne e sembra che tutto diventi un viaggio difficilissimo e invece, c’è chi come Pietro ti sta vicino in silenzio, ti accompagna e segue i tuoi passi e comprende la difficoltà e c’è chi come Fabio, comprendendo la difficoltà e conoscendomi meglio sa spronarmi quel giusto per farmi recuperare quelle energie per accendere ancora l’interruttore “ehi, non vedo che stai sorridendo, dove l’hai lasciato!?”. Silenzi e parole di una terna e di compagni di viaggio che rendono unico e magico questo viaggio.

Arrivi a Calolzio, ti cambi la maglietta fradicia, prendi la frontale, l’antivento, arriva il Centurione (Fabio) che fronte contro fronte ti dice “daje Capità, che semo arrivati” e via con la vera ascesa.MoRes 3

Scalini, salite fino a Rossino dove la nostra instancabile scorta ci attende per l’ultimo saluto e subito dopo il ristoro in un secondo il mio interruttore si riaccende e via urlando “qui non si molla maiiiii” e l’ascesa riprende fino ad arrivare al cancello di Erve dove altra energia arriva vedendo la serpentina di luci salire su Pra di Rat. Si esce dal borgo, si passa il ponticello per la foto di rito e via la scalinata in cemento, ma all’improvviso arriva lui, il famigerato crampo e in un attimo pensi, “ci siamo, qui non si sale più”. Fortunatamente Pietro è massaggiatore e dopo un paio di minuti provo a riprendere ma lo sento li latente, alzo lo sguardo e vedo Fabio seduto ad aspettare e percepisco un po’ di preoccupazione e in un attimo mi viene in mente il tratto da Calco a Calolzio dove entrambi mi hanno aiutato nel momento del mio blackout, il testa a testa dopo il cambio e proprio durante quel pensiero tutto si risolve, piano piano il crampo va via e le forze aumentano, la salita si inerpica e passo dopo passo si sale sempre di più.

MoRes 1Ad un certo punto ci accodiamo ad altre terne, ma io sento di avere un buon passo e dopo un rapido sguardo dietro, decido non so come di portarmi sulla sinistra cercando di non disturbare l’ascesa degli altri e con un cambio di ritmo come quelli di un ciclista in salita, inizio a sorpassare e i miei compagni dietro di me. Che bellissima sensazione, salire, salire e ancora salire fino ad arrivare a Pra di Rat dove gli alpini ti attendono con l’ultimo ristoro.

Oramai ci siamo, la capanna è lì a poche centinaia di metri ad attendere l’arrivo di questo bellissimo viaggio fatto in tre.

Ore 3.40 circa siamo arrivato in capanna, mi giro e non può che esserci un abbraccio insieme a loro, Fabio e Pietro, due compagni di un viaggio bellissimo che è iniziato a Monza e ci ha portati fino a qui.

Grazie Fabio, Grazie Pietro, Grazie Monza Resegone e Grazie Ricky che come sempre quando mancano le forze arrivi tu a darmene un po’.

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Andrea

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Colori e non solo? O non solo colori?

I colori sono una parte importante della nostra vita e della nostra quotidianità. Ogni giorno rendono più viva la nostra vita a volte un po’ più scura ma pur sempre con un tono. L’autunno svela a noi tantissime sfumature di colori che rendono la nostra giornata più allegra e forse più spensierata ma nascondono anche un inevitabile fine.

I colori primari sono tre, con questi tre colori possiamo colorare il mondo, con questi tre colori coloriamo le nostre giornate, con questi tre colori possiamo cancellare la tristezza Che a volte sopraggiunge e rendere ogni nostro singolo istante un arcobaleno di felicità. 

  
Quindi colori e non solo o non solo colori? Colorare prima per goderne dopo o aspettare di vedere i colori che entrino a far parte della nostra vita?

L’importante è colorare!

 

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FESTA DELL’ALBERO – 21 NOVEMBRE 2013

Ciao a tutti

oggi nessuno ha parlato di una cosa importante.

GIORNATA NAZIONALE DELL’ALBERO

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Lo scorso 16.02.2013 è entrata in vigore una legge dello Stato Cossiga Andreotti nr 113 del 29 gennaio 1992 e che stabilisce “l’obbligo per il Comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato o bimbo adottato”

Sempre con la stessa Legge è stato stabilito che il 21 novembre di ogni anno si celebrerà la Giornata Nazionale dell’albero.

Speriamo che le città italiane possano diventare un po’ più verdi grazie a questa legge che obbliga i Comuni sopra i 15mila abitanti a piantare un albero per ogni bambino registrato all’anagrafe o adottato. Un altro cambiamento riguarda i tempi: la piantumazione dovrà avvenire entro sei mesi, e non più dodici, dalla nascita o dall’adozione.

Entro il termine di sei mesi, l’ufficio anagrafico comunale dovrà fornire informazioni dettagliate circa la tipologia dell’albero e il luogo dove l’albero è stato piantato alla persona che ha richiesto la registrazione all’anagrafe del neonato e del bambino adottato.

A vigilare sul rispetto della normativa sarà il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico istituito presso il ministero dell’Ambiente, mentre i Comuni dovranno comunicare informazioni sul tipo di albero scelto per ogni bimbo e il luogo in cui è stato piantato, provvedendo anche a un censimento annuale di tutte le piantumazioni.

E se il Comune non adempie all’obbligo?

Entro il 31 dicembre di ogni anno l’ente territoriale dovrà disporre delle varianti urbanistiche per assicurare il rispetto delle quantità minime di spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi in rapporto agli insediamenti residenziali e produttivi.

Qui potete trovare il testo integrale della Legge.

http://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-02-18&atto.codiceRedazionale=092G0077&currentPage=1

 

 

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Andrea Fabac per Imperia

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PIANO DEL RUMORE

Andrea Fabac – cosa vorrei

Con il mio precedente intervento sul piano del rumore, si sono alternate diverse posizioni concordanti e diverse posizioni discordanti, sul fatto o meno di rivederlo in modo costruttivo e propositivo per tutti. Accontentare tutti è praticamente impossibile, e quindi bisogna fare delle scelte; importante è che queste scelte non siano radicali, ma quanto meno condivise dalla maggioranza delle persone coinvolte.

Un primo step sicuramente da farsi è la sensibilizzazione dei gestori dei locali affinché, installando opportune barriere acustiche, in parte sovvenzionate dal Comune ove possibile, attenuino il rumore in direzione delle abitazioni vicine. Il secondo step potrebbe passare attraverso una sensibilizzazione del gestore verso i suoi clienti nel fatto di prestare attenzione a non disturbare la quiete pubblica dopo un certo orario, causa la chiusura e revoca della licenza. Un servizio d’ordine del locale che vigili su ciò che accade in prossimità del locale stesso. Con servizio d’ordine intendo una persona che controlli solo che non ci sia qualche facinoroso che metta a rischio la serata di tutti.

Messe in atto queste precauzioni, credo che anche da parte di chi non fruisce della “notte imperiese” ci voglia una certa comprensione se dei giovani vogliono e non solo, vogliono godere l’estate e la notte estiva soprattutto. In un momento di così forte recessione, credo che limitare ulteriormente gli svaghi sia deleterio per la non sopravvivenza di Imperia.

Questi pochi spunti, servono per intavolare un discorso costruttivo e non di rivendicazioni o di attacchi, che non servono a nulla. Il dialogo tra le parti, la costruzione e non il disfattismo. Chi ha voglia di confronto è ben accetto, chi ha voglia di rimanere seduto sul suo trespolo è sempre ben accetto, ma per confrontarsi deve necessariamente scendere e sedersi con noi, cittadini imperiesi.

Io ho FIDUCIA di Carlo Capacci.

Andrea Fabac candidato al Consiglio Comunale con il Laboratorio per Imperia

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DEPURATORE

Andrea Fabac – cosa vorrei

Con la questione depuratore stiamo rasentando davvero il ridicolo. Circa 20 anni per costruirlo e finirlo, adesso odori nauseabondi ne vengono fuori e da chi vengono respirati subito? Dai bambini che si trovano a giocare nel parco fronte mare con i genitori o con i nonni.

Tecnologia pensata vent’anni fa e adeguata nel corso degli anni per rimanere al passo con i tempi. Diciamo che è un po’ come se io comprando una macchina di vent’anni fa, cercassi di adeguarla con la tecnologia usata nelle vetture di oggi. Il risultato? Sicuramente riuscirei a utilizzarla nei fondamenti della sua funzione, ma non potrei mai usarla appieno e soprattutto rischierei di avere meno benefit che comprarne una nuova.

La soluzione?

Il depuratore oramai c’è e anzi deve esserci, dato che eravamo una delle poche città che non lo aveva funzionante. Non conosco a priori la storia e le motivazioni di questo forte ritardo, però sono convinto che con una visione più manageriale e soprattutto andando a ricercare quei fondi, quelle risorse che esistono, si possa mettere in funzione il depuratore in modo ottimale e anzi, andando a diventare un esempio di ampio riciclo delle acque nere.

Imperia ha bisogno di integrare Depuratore con Differenziata per poter continuare nella sua ripartenza e nella sua crescita. Lo vogliono tutti i cittadini, compreso il sottoscritto. Siamo stanchi di sentire parlare di se, di ma, di forse, di accordi, di mediazioni, adesso bisogna agire.

Come sempre, i miei sono spunti di riflessione e di confronto. Qui bisogna confrontarsi e anche velocemente su alcuni punti, tra cui questo, e non continuare a dire e fare il gioco politico di chi continua a sostenere che “io non ho perso e tu non hai vinto”… vecchia politica obsoleta e che mi fa ritornare in mente quando aprivo i cassetti di mia nonna e vedevo le palline bianche di naftalina.

Il Win-win è un’espressione inglese che indica la presenza di soli vincitori in una data situazione. Per estensione si considera win-win una qualsiasi cosa che non scontenti o danneggi alcuno dei soggetti coinvolti. In questo caso gli scontenti sono i cittadini e quindi non esiste il win-win. Qui bisogna rimboccarsi le maniche e via lavorare. Uscire dai palazzi, andare per strada e ascoltare la gente, ma non solo quella che ti vuole bene, soprattutto quelli che ti potrebbero mandare a quel paese.

Io ho FIDUCIA di Carlo Capacci.

Andrea Fabac candidato al Consiglio Comunale con il Laboratorio per Imperia

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COMUNICATO STAMPA

07 maggio 2013

In relazione alle dichiarazioni rilasciate dal Candidato Sindaco Antonio Russo, vorrei fare alcune precisazioni. In primis il sottoscritto non è “colluso” con nessun vecchio modo di fare politica, e invito il Sig. Antonio a moderare i termini con i quali si rivolge a persone che non conosce e delle quali non conosce la storia. Secondo, il sottoscritto non ha mai partecipato attivamente ad una sola riunione del M5S di Imperia, terzo il sottoscritto fece una iscrizione al blog di Beppe Grillo in data 2 marzo 2013 alla quale non ho mai ricevuto risposta.

Non mi ritengo un personaggio, ma un semplice cittadino rispettoso delle leggi e amante della sua città, Imperia. Non ho mai tentato e/o voluto usare il simbolo del M5S. Fortunatamente ho un lavoro che mi permette di vivere senza politica e non sono così disperato di cercare una poltrona sulla quale sedermi. Invito il Sig. Antonio Russo a controllare e verificare le sue fonti e soprattutto quello che il sottoscritto scrive sulla sua pagina o attraverso comunicati. Il bene di Imperia mi sta molto a cuore, dato che ci sono nato, cresciuto e ho visto gli anni migliori di questa nostra bellissima città.

Per me la questione si chiude qui, anche perché questa è quella che io chiamo la “vecchia politica”, i cittadini hanno voglia sentire parlare di cose concrete, di come risolverle in tempi brevi, e questo è quello che io sto cercando di fare, analizzare un problema e prospettare delle soluzioni che però siano condivise da tutti. Non ho velleità di diventare nulla, porto la mia esperienza internazionale a servizio di Imperia; chi andrà a guidare Imperia, spero abbia la capacità di ascoltare e di agire, cose che nel pubblico oramai si vedono raramente.

La scelta di dare il mio supporto come candidato, al Laboratorio per Imperia, è stata dettata dal fatto che mi sono confrontato con persone che avevano una visione coincidente con la mia e che mi hanno saputo trasmettere positività.

Invito infine tutti i candidati a riportare su altri binari la competizione. Io personalmente non amo questo tipo di gioco.

Andrea Fabac candidato al Consiglio Comunale con il Laboratorio per Imperia

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